15 febbraio 2021

IL RITORNO _ Padri, figli e la terra fra di loro


 IL RITORNO_PADRI, FIGLI E LA TERRA FRA DI LORO

HISHAM MATAR

EINAUDI _ 2017

Traduzione: Anna Nadotti

"Il ritorno. Padri, figli e la terra fa di loro" è uno dei libri consigliati dal GdL in Veneto e più precisamente da Anna Nadotti, traduttrice e scrittrice italiana. Abbiamo raccolto il suo suggerimento e ci siamo confrontati su questa storia che  racconta la vita dell'autore strettamente legata alla ricerca della verità sulla scomparsa del padre. Quello che subito ci colpisce è che non si tratta né di un reportage giornalistico né di una vera autobiografia, ma di un racconto storico, reso  con dei tratti poetici che rendono la prosa elegante e piacevole. 

"La terra in questo paese è come un calamaio. Macchia ogni piede scalzo, ogni pneumatico e tronco d'albero di un marrone rossiccio. Tutto il resto è di un verde lussureggiante. Il cielo è vicino e luminoso. Il sole sembra quasi di udirlo"

Siamo in Libia e la storia è quella del padre di Hisham, intellettuale e attivista oppositore del regime di Gheddafi perseguitato e imprigionato dal regime  del quale si perdono le tracce. La ricerca della verità da parte del figlio è l'occasione per raccontare la storia passata e recente della Libia e della sua dittatura.

Il libro ha incontrato i giudizi positivi di tutti i partecipanti, molto apprezzata l'analisi introspettiva dei personaggi, la necessità, l'urgenza di trovare la verità, la ricerca quasi ossessiva di un corpo su cui piangere. 

"l corpo di mio padre non c’è più, ma il suo posto è ancora qui ed è occupato da qualcosa che non può essere chiamato semplicemente ricordo. È vivo ed è presente qui, ora"

Abbiamo approfondito questo concetto antico come il mondo che rende così importanti e affascinanti i luoghi cimiteriali, il culto dei morti, la cura nel prepararli, l'ultimo saluto, quasi che senza separazione dal corpo, questo rimanesse sempre parte di chi vive il lutto. Il richiamo al fenomeno dei desaperacidos dell'America latina è immediato. L'angoscia unita alla speranza crea uno stato di tensione costante che accomuna migliaia di famiglie in attesa di una certezza che sciolga in pianto il timore quotidiano. 

Le parti più faticose appartengono alle descrizioni delle torture e delle violenze perpetrate per anni nelle carceri ai prigionieri politici. E' in queste descrizioni però che si delinea l'affetto e l'ammirazione del figlio per il padre, un uomo valoroso, impegnato, con una profonda cultura e dai valori molto radicati. Un uomo che legge, scrive, recita a memoria versi per intrattenere ospiti prima, e compagni di prigionia dopo. Ancora una volta si declina l'importanza della scrittura come strumento di salvezza. 

Una delle critiche sulle quali abbiamo indagato è la quasi totale assenza delle figure femminili, o forse la loro scarsa consistenza. Appaiono sullo sfondo la madre e la moglie dello scrittore ma restano figure di contorno, di supporto, di vicinanza. Sembrerebbe non sia concesso alla donna il ruolo della protagonista nella storia di questo come di molti altri paesi, quando invece il loro coraggio, la forza, la difesa di idee e di valori hanno caratterizzato importantissimi episodi storico politici. Abbiamo tentato di giustificare questa scelta dell'autore, già evidente nel titolo, riflettendo sullo scopo del romanzo che non è quello di raccontare la storia del paese quanto piuttosto il rapporto esclusivo ed unico di due uomini un padre e un figlio e del legame indissolubile che si crea fra di loro tanto da rendere quasi incomunicabile il dolore e di rendere l'assenza una eterna presenza.

Una parte della discussione poi si è tenuta sul resoconto delle vicende storiche, qualcuno di noi reputa che l'argomento non sia stato così indagato e approfondito, molti degli episodi della storia della Libia di quegli anni (comprese le azioni italiane) forse non sono stati denunciati come si sarebbe dovuto, le efferatezze e le ingiustizie subite da migliaia di persone, i sacrifici in nome di valori politici e religiosi forse andavano descritti in modo più preciso. Ma è proprio la natura di questo romanzo che si sviluppa su piani diversi: storia, psicologia e giallo, a tratteggiare il minimo indispensabile lo sfondo politico su cui le vite prendono forma.

Nella discussione hanno trovato spazio come sempre riferimenti ad altri romanzi

"Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi 

"Congo Inc. Il testamento di Bismarck" di Koli Jean Bofane

"I miei piccoli dispiaceri" di Miriam Towes

Per un ulteriore approfondimento sull'autore il link sul Festival Dedica di Pordenone 2020 che lo ha celebrato.

http://www.dedicafestival.it/2020/it/calendario-festival-2020-novembre

E come sempre un tocco di eleganza e gusto con i disegni di Oreste #disegnaresuilibri












Prossimo appuntamento 23 Febbraio 2021 "Lessico Famigliare" di Natalia Ginzburg


17 gennaio 2021

IL SISTEMA PERIODICO _ PRIMO LEVI

 

IL SISTEMA PERIODICO

PRIMO LEVI

EINAUDI 1975

RIEDIZIONE EINAUDI 2014 illustrazione di copertina di Nicola Magrin

 

Ecco con un po' di ritardo il resoconto dell’ultimo incontro di lettura del 2020  che aveva per oggetto anzi per soggetto “il sistema periodico” di Primo Levi. Una raccolta di racconti pubblicata la prima volta nel 1975 e ripubblicata nel 2014 con una bella intervista di Philip Roth all’autore.

Si tratta di 21 racconti che riprendono numericamente gli elementi chimici della tavola periodica. Ogni racconto innesca una reazione che sfora il campo della chimica e approda nell’ambiente umano. Così la chimica diventa la certezza alla quale affidarci quando la vita ci mette di fronte a sbandamenti terribili. Il libro è piaciuto molto a tutti i partecipanti e le considerazioni che ne sono uscite hanno tentato di percorrere il pensiero dello scrittore. I

Interessante il punto di vista della biologa Rita che trova nell’opera l’accostamento tra  il “mestiere” del chimico e il “mestiere” di vivere molto più simili di quanto sia possibile immaginare, una visione questa che si è trasformata per lei in passione profonda e viscerale. Col suo stile asciutto e puntuale, che ha convinto tutti,  Primo Levi racconta episodi importanti per lo più autobiografici legati ai ventuno elementi chimici “ Il sistema periodico di Mendeleev ..era una poesia,  più alta e più solenne di tutte le poesie”, senza sprecarsi  in frasi inutili, descrive le disavventure, i progressi, i fallimenti,  gli orrori, le rivincite che legano i due mestieri  di cui si è parlato sopra. L’elemento chimico diventa umano e definisce alcuni dei personaggi che vengono delineati:

Zn  lo zinco: il professor P ”era un vecchio scettico ed ironico, nemico di tutte le retoriche…., intelligente, ostinato, ed arguto  di una sua arguzia trista”. L’assistente “l’irsuto Caselli…che amava P di un amore acre e polemico,..tendono a trasfondere la sostanza umana del loro Principale nel loro proprio stampo”. Fe il Ferro: Sandro, l’amico taciturno “sembrava fatto di ferro…era fatto come i gatti, con cui si convive per decenni senza che mai vi consentano di penetrare nella loro sacra pelle.” (non sono molto d’accordo!). Ni il Nichel: a Lanzo nei pressi della cava di amianto, la cui polvere ricopriva tutta la vallata ,in cui purtroppo buona parte degli abitanti troveranno la morte,”siamo chimici, cioè cacciatori….non ci si deve arrendere alla materia incomprensibile…la natura è immensa e complessa, ma non è impermeabile” .Ce il Cerio: l’esperienza del lager , Alberto”inseparabile amico”, “la nostra fame…era un bisogno una mancanza, uno yearning, che ci accompagnava ormai da un anno…mangiare, procurarci da mangiare, era lo stimolo numero uno”.V ilVanadio: il dottor Muller, l’aguzzino riemerso dal passato, né infame né eroe un grigio, “la mia lettera e il mio libro erano per lui un’intrusione ineducata e fastidiosa…non era un tedesco perfetto, ma esistono tedeschi perfetti? O ebrei perfetti?”.C il Carbonio: ventunesima ed ultima casella, si trova la storia di un atomo di C, delle sue infinite trasformazioni, del suo viaggio, che diventa un inno innalzato alla potenza e alla perfezione della Natura, in cui troviamo tutta la poesia nascosta dentro un singolo atomo.

 L’umanizzazione degli elementi chimici è stata anche il tema della lezione del grande linguista Gianluigi Beccaria sul romanzo, tenuta nel 2018, all’università di Padova, una perfetta analisi del testo, ricca di riflessioni sulla ricerca della verità nella scienza in contrapposizione al parlare oscuro della politica del tempo. Per approfondire questo il link

https://www.lindiceonline.com/speciali/speciale-primo-levi-due-mestieri-levi/

 Un simbolo in particolare ha colpito Nadia  un po' perché si parla di Milano, un po' per la cugina Ada che lavora da Corbaccio ma anche perché esemplifica un po' tutto il libro: narrazione fluida e profonda nel senso e nei termini. Attualità spiazzante nel descrivere la forma mentis del genere umano.

Ci proclamavamo nemici del fascismo, ma in effetti il fascismo aveva operato su di noi, come su quasi tutti gli italiani, estraniandoci e facendoci diventare superficiali, passivi e cinici.....La nostra ignoranza ci concedeva di vivere, come quando sei in montagna, e la tua corda è logora e sta per spezzarsi, ma tu non lo sai e vai sicuro.....

Ci porta al nucleo della tragedia dalla vita quotidiana alla rivoluzione partigiana.

 Aldo, che era medico, si alzò, accese stoicamente una sigaretta, e disse: "Mi rincresce per i miei cromosomi".

La chiusura nostalgica e spaventosa nell'immagine calma del fluire gelido del fiume Dora, che ci lascia la speranza...dell'oro.

 

Si è, poi, dato spazio, come molte volte accade nei nostri incontri, alle contaminazioni artistiche e Mario ci ha colto un’assonanza testuale (riaffiorata dagli anni 80, il tempo della sua prima lettura) con la canzone  “Un chimico” di De Andrè, contenuta   nell'album "Non al denaro non all'amore nè al cielo" al quale fa da sfondo l'Antologia di Spoon River di E.Lee Masters  

 

“Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare,

guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:

soltanto una legge che io riesco a capire

ha potuto sposarli senza farli scoppiare

soltanto una legge che io riesco a capire"

 

In una sorta di prefazione/recensione del libro "L'altrui mestiere"  apparsa su Repubblica del 6 marzo 1985 Italo Calvino parla di un abito mentale scientifico che fornisce a Levi la misura dello scrittore e del moralista e a un costante desiderio di non fermarsi alla superficie delle cose. 

 Tornando al libro, che sempre Calvino definisce, il più primoleviano di tutti, Mario lo considera una sorta di autobiografia dove gli episodi esistenziali di Levi sono associati a elementi chimici che, a seconda delle loro peculiarità fisiche (valenze e atomi), rispondono alle sollecitazioni esterne legandosi o slegandosi. L'intreccio degli elementi che ha come contorno una fragile stabilità e una conseguente ricerca di completamento , conosciuta dall'autore come chimico, viene trasmutata dall'autore scrittore sui comportamenti sociali suoi e  degli individui che lo accompagnano. Tra le pagine del "Sistema" si può trovare un grande amore per il proprio lavoro che, come giustamente afferma Levi, è privilegio di pochi ma costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Insegna anche l'amore per la vita e per la scienza che mai come in questo periodo dovrebbero viaggiare appaiati. 

L’elogio del lavoro fatto bene, dell’uomo che si realizza nelle cose che fa («l’amare il proprio lavoro […] costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra»), quel mettersi continuamente alla prova. Voleva che le sue parole fossero sempre “scelte, pesate, commesse a incastro, con pazienza e cautela”, e la sintassi del periodo schiarita, anche quando doveva misurarsi con la descrizione dell’ignobile (si può dire che tanto più terso era il suo periodo quanto più torbida era la realtà da descrivere). “Pesare le parole”, “non fidarsi delle parole approssimate” .

 Lo stile narrativo asciutto e pesato è stato apprezzato anche da Daniela .Nonostante i temi di cui parla, Levi non utilizza mai la chiave palesemente drammatica, ma si muove sempre con sobrietà nel raccontare. Proprio questa sua scrittura mai eccessiva lo accomuna ad un autore da questo gruppo molto amato: Mario Rigoni Stern. I due sono stati legati da  una bella storia di rispetto ed apprezzamento reciproco.

Ecco di  seguito alcune righe scritte da loro

C’è un posto in cui ci eravamo ripromessi di andare, noi due soli. È un lago nelle Alpi. Lo conoscevamo sia lui che io, e volevamo andarci insieme. Il nome di quel lago non lo dico perché rimane un segreto fra me e Primo. Era un appuntamento ideale, una specie di sogno. Quel lago è in quota, circondato da montagne altissime e nere. Lo si può raggiungere due o tre mesi all’anno, e allora è azzurrissimo, con mille e mille fiori accanto. Giù, molto più giù, ci sono le vacche al pascolo, gli escursionisti non ci arrivano perché non lo conoscono. Non siamo riusciti ad andarci. È rimasto il nostro sogno” (da Primo Levi, le opere i giorni, di Massimo Dini e Stefano Jesurum, Rizzoli, 1992). 

 Che Mario Rigoni Stern esista, ha qualcosa di miracoloso. In primo luogo, perché ha del miracolo la sua stessa sopravvivenza: quest’uomo così lontano dalla violenza è stato costretto dalla sorte a fare tutte le guerre del suo tempo, ed è uscito indenne ed incorrotto dai fronti francese, albanese e russo, e dal lager nazista. Ma è altrettanto miracoloso che Rigoni sia quello che è, che sia riuscito a conservarsi autentico e schivo in quest’epoca di inurbamento suicida e di confusione dei valori”. 

E anche per questo libro, Oreste ci ha fatto dono dei suoi bellissimi disegni #disegnaresuilibri










Al prossimo appuntamento martedì 26 gennaio alle ore 19.00 con "Il ritorno - padri, figli e la terra fra di loro" di  Hisham Matar - Eianudi

31 dicembre 2020

Consiglio di lettura 31 Dicembre

 


Ci congediamo da quest'anno con l'ultimo consiglio di lettura di Oreste. Auguri ai nuovi arrivati e agli affezionati. Al prossimo anno con nuove storie e si spera con qualche uscita. Buon anno nuovo!


SEDICI PAROLE

NAVA EBRAHIMI

Keller editore 2020

traduzione di Angela Lorenzini
#disegnaresuilibri di Oreste Sabadin

 Mona , che vive in Germania da quando era bambina, racconta in prima persona il suo viaggio in Iran, suo paese natale, in occasione della morte della nonna materna. Trova un paese a lei ormai completamente estraneo.

Sedici parole, una per ogni capitolo, fanno da guida al percorso che la protagonista intraprende e che la porta a fare i conti con le proprie origini. Stare tra culture diverse, non essere completamente né in una, né nell’altra. Sentire senza riconoscersi. Identità ed estraneità. Un conflitto/dialogo interiore che si alimenta con sprofondamenti nei ricordi e risvegli improvvisi e prepotenti nella realtà.

Il racconto si svolge tra immersioni in ambienti famigliari, dove emergono insospettabili figure femminili, a partire dalla nonna, che rivive nei suoi  ricordi e che si distingue per l’orgogliosa testardaggine e per il suo linguaggio colorito, incontri di ex colleghi, un vecchio amore, in luoghi devastati da terremoti, da presenze poliziesche, da un degrado dovuto all’appiattimento iconografico e sociale causato dalla politica tirannica della religione, in un panorama umano ricco, variegato e contraddittorio, che in qualche modo continua ad esprimere differenze, dove si alternano e convivono riti, consuetudini, trasgressioni, e situazioni incongruenti tra ferree tradizioni, mode, costumi “moderni”, obblighi, tanta ignoranza, impossibili sogni, adeguamenti e compromessi quotidiani e personali, un mondo pieno di possibilità e imposizioni nel quale Mona fatica ad orientarsi, abituata ormai ad altri stili di vita.

Oreste    















30 dicembre 2020

Consiglio di lettura 30 dicembre

 


 

ATLANTE DEI BATTERI. UN MONDO DI BELLEZZA CONTAGIOSA

LUDGER WESS

Edizioni Marsilio 2020

Traduzione: Angela Ricci

Curatore: Gianluca Deflorian

Illustrazioni: Falk Nordmann

 Ho pensato a questo libro per chi, come me, è molto curioso scientificamente ma ha bisogno di un linguaggio narrativo. Inoltre, in qualche modo, si tratta di un viaggio nella scoperta del micromondo che ci circonda. Leggendolo ho immaginato i viaggi di Verne o Swift  che tanto ho amato da bambina.

 “Saperne di più sulla nascita dei batteri potrebbe forse aiutarci a trovare una risposta a domande fondamentali che alla fine riconducono a quella più grande di tutte: perché esiste l’uomo?”

50 “identikit” di alcuni fra i batteri più stupefacenti mai osservati sino ad oggi accompagnano il lettore, con semplicità e meraviglia attraverso un mondo sbalorditivo e affascinante, fatto di curiosità, storia e di sorprendenti scoperte scientifiche, antiche e molto recenti, alla conoscenza di questi minuscoli organismi, veri padroni del mondo in cui viviamo. Ce ne sono tantissimi, almeno 5 volte il numero delle stelle della nostra galassia, e sono diffusi in tutto il pianeta, anche negli ambienti più impensabili e ostili, vivono con noi e dentro di noi, non solo aiutandoci a digerire ma supportando il nostro sistema immunitario. Le loro capacità di resistenza e di adattamento non hanno eguali in natura. Sono utilissimi, per molte attività umane, per le piante e gli insetti, per il clima e per l’ecosistema planetario. Si evolvono velocemente, sono in grado di comunicare fra loro e di scambiarsi materiale genetico, molto probabilmente nei prossimi anni ne saranno scoperti o sviluppati in laboratorio nuovi tipi, con capacità ancora più incredibili e fuori dal comune e, forse, un giorno si troveranno le prove definitive della loro presenza, passata o presente, anche su altri corpi celesti del sistema solare.

Il nostro pianeta è abitato da una moltitudine di specie di microrganismi e i batteri sono la parte più consistente di questa popolazione, tanto che essi rappresentano circa il 15% della biomassa totale presente sulla Terra, seconda solo a quella delle piante (gli esseri umani occupano appena lo 0,01%). Sono gli organismi più antichi arrivati sino ai giorni nostri e, sebbene siano stati osservati per la prima volta solo nel XVII secolo, hanno una storia che ebbe origine 3,8 miliardi di anni fa, sul fondale degli oceani. Eppure, la maggior parte delle persone ritiene che il ruolo dei batteri sia poco rilevante e pensa a loro per lo più come a portatori di epidemie e terribili malattie, molte delle quali, fortunatamente, sono state debellate grazie agli antibiotici, ai vaccini e ai progressi della medicina moderna. Questo libro, scritto dal biologo tedesco Ludger Wess e impreziosito dalle bellissime illustrazioni di Falk Nordmann (una sorta di elegante e suggestivo omaggio ai dettagliati disegni che, agli albori della microbiologia, descrivevano le osservazioni al microscopio), rivela una verità assai diversa: i batteri sono stati e sono tuttora fondamentali per la vita sulla Terra.

Nadia e Gianluca

Omaggio al coraggio delle donne

 


Aggiungiamo ai consigli di lettura di ieri questo fresco di stamattina suggerito da Piera e uniamo le tre proposte in una ipotetica linea di ammirazione verso il coraggio che le donne riescono a trovare nelle occasioni di difficoltà, la loro capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità. E' la scelta che aveva condotto Agitu Gudeta  Ideo nella Val dei Mocheni dall'Etiopia, costretta a fuggire dal governo, per aver dimostrato il suo impegno a difendere l'agricoltura locale dal potere delle multinazionali.  La pace, temporaneamente trovata nell''azienda agricola della Valsugana, è stata spenta ieri con il suo omicidio. 

L'ULTIMO AMORE DI BABA DUNA

ALINA BRONSKY

Edizoni: Keller 2016

Traduzione: Scilla Forti

 Un piccolo paese nel cuore della regione contaminata dall’incidente nucleare di Chernobyl e una manciata dei suoi abitanti che, nonostante tutto, hanno voluto ritornare, isolati nella “zona rossa” in una sorta di limbo, guardati con timore dal consesso civile e dal resto del mondo, quasi comici nel loro essere arrivati agli estremi. Figura di riferimento per tutti è Baba Dunja, anziana ex infermiera che non ha più paura della morte ma difende la vita con un’energia naturale, una saggezza legata alla terra e a una sua personale concezione del mondo e della giustizia. Gli affetti sono lontani, nel tempo o nella distanza: quelli che non ci sono più sono ancora più presenti e vivi di una figlia che comunica con lettere sempre uguali, di una nipote mai conosciuta ma immaginata mille volte. Mi ha conquistato questa donna forte e buona e antica, questa storia ritagliata nella nostra storia recente e il suo parlare asciutto, poetico, ironico, di radici e di legami, ma anche di libertà vera

Piera


29 dicembre 2020

Consiglio di lettura 29 Dicembre

 



Oggi un consiglio speciale, abbiamo invitato il nostro libraio di fiducia Giovanni Cavallaro, titolare della Libreria "Il Granaio" di Dolo (VE). Una piccola realtà che offre al suo interno sempre delle novità originali, ricercate, alternative. La sua selezione e l'attenzione nelle proposte è ciò che si richiede alla figura alla quale tutti noi lettori ci affidiamo con fiducia, ben sapendo che torneremo a casa con una storia che resterà dentro di noi. 

Un grazie al nostro caro amico e un invito a passare a trovarlo e aggirarsi tra gli scaffali, i mobili e le vetrine della sua libreria che si trova  a Dolo nell'antica Via Garibaldi.  

http://www.libreriailgranaio.it/home.html

https://www.facebook.com/Libreria-Il-Granaio-1875010772522898

Per noi ha scelto

MONA                                                                   LA VITA INVOLONTARIA

BIANCA BELLOVA                                            BRIANNA CARAFA

Edizioni Miraggi 2020                                          Edizioni: Cliquot 2020

Traduzione: Laura Angeloni

due scrittrici che affrontano il tema dell'autodeterminazione del protagonista, la giovane donna Mona e Pintus. Entrambi tentano di riappropriarsi della propria identità soffocata dalle vicende tragiche della guerra, delle privazioni e degli abbandoni, ma anche dei legami, debolezze e convenzioni sociali. Un percorso a ritroso, induttivo, che dall'universale tende inesorabilmente all'individuale, e ciascuno dei protagonisti lo compie aggrappandosi a qualcosa: le parole, per Mona, sono un'ancora di salvezza che la salvano, bambina, dal senso di perdita e solitudine; da ragazza, dalla prigionia di un collegio, e da donna dal perdere sé stessa. Pintus, invece, si affida ad una città straniera, rassicurante nella sua magnanima indifferenza

 Giovanni


Consiglio di lettura 28 Dicembre 2020


 

L'ITALIA DI DANTE. Viaggio nel paese della Commedia

GIULIO FERRONI

LA NAVE DI TESEO 2019

In collaborazione con Società Dante Alighieri

Immagine di copertina: "Terre separate" -  Tullio Pericoli

 Come non dedicare un pensiero al nostro Paese alla fine di questo anno così infausto e difficile, alla nostra Italia, "nave sanza nocchiere in gran tempesta".

 Per farlo e per ricordarci la sua eterna bellezza mi sono affidata alla lettura dell'imponente opera di Giulio Ferroni che in poco più di 1200 pagine ci accompagna  con la leggerezza del suo passo in un magnifico viaggio nel "bel paese là dove ’sì suona". Un diario quello di Ferroni, professore emerito della Sapienza, storico della lingua e della letteratura italiana e grande cultore di Dante, che ripercorre tutti i luoghi vissuti dall'autore della Commedia (quelli visitati direttamente e quelli nominati nell'opera) e ci restituisce così,  la bellezza e la grandezza di Roma, l'importanza di Napoli, patria del sommo poeta Virgilio, l'amato splendore della sua Firenze, ma anche i luoghi remoti dell'Umbria e del Lazio, della Puglia, della Romagna e di Ravenna, la Calabria e la Sicilia, fino ad arrivare ai nostri territori: Feltre, Verona, Vicenza, il Garda "il laco a piè dell'Alpe che serra Lamagna sovra Tiralli c'ha nome Benaco" e il magnifico arco alpino.

Le pagine dedicate a Venezia, vuoi per vicinanza vuoi per la favolosa meta, hanno un sapore poetico  nostalgico (Dante vi fece il suo ultimo viaggio nel 1321) e familiare "Ma s'io fosse fuggito invr' la Mira quando fu' sovragiunto ad Oriaco".

L'autore si muove poi verso la Pianura Padana con le sue città e si dirige verso il versante Tirrenico tornando a Fiesole. In questo peregrinare moderno quello che rende piacevolissima la lettura è il continuo saliscendi tra contemporaneità dei luoghi visitati e i rimandi letterari con le frequentissime citazioni storiche artistiche, gli approfondimenti linguistici, tutto così sapientemente dosato e calibrato.

Un lavoro eccezionale di riscoperta di luoghi anche sconosciuti che ci intrigano e ci invitano ad essere visitati. Si ha la percezione che nonostante l'enorme distanza tra l'osservazione di chi racconta e il tempo vissuto del poeta se qualcosa ha persistenza è il risultato della lentezza del lavoro svolto dagli artigiani  (in senso lato)  di questo paese per raggiungere tanta bellezza, una bellezza che questo viaggio ci raccomanda di salvaguardare.

E' stata una splendida scoperta rileggere dei passi della Divina Commedia così geografici e così concreti, precisi nell'identificazione dei luoghi pur rispondendo alla metrica della grande opera letteraria. La distanza tra il viaggio dantesco e quello di Ferroni sembra annullarsi nei nomi delle città e delle opere architettoniche, è la nominazione concreta che sovrappone il passato e il presente.

Molto attuale anche la sovrapposizione dell'oscuro, dell'aspetto più lugubre e sporco dell'Italia ben presente ai tempi di Dante e ugualmente esposto anche oggi, le stesse lacerazioni, le stesse ombre, le stesse sozzure, ma è proprio attraverso l'Inferno che si raggiunge il Paradiso e forse è agendo sulle nostre ombre che possiamo recuperare la grande bellezza della nostra Italia.

L'anno prossimo sarà l'anniversario della morte di Dante e allora un viaggio nei suoi luoghi è doveroso.

E il nostro blog sarà lieto di raccoglierne i diari

 Suggerimento: 

 https://viaggi.corriere.it/itinerari-e-luoghi/cammino-di-dante-le-tappe-trekking/

 

Micaela