24 novembre 2018

SU E GIU' PER PRAGA

"Così adesso presso in quella mia pressa meccanica carta vecchia, nel cuore di ogni pacco inserisco un libro aperto di un filosofo classico in qualche modo mi sono calmato con la passeggiata per Praga, mi sono ripulito la mente col fatto che non solo io, ma anche migliaia di persone simili a me lavorano nella Praga sotterranea, nei sotterranei, e per la testa gli scorrono pensieri vivi, vivificatori, vivificanti, in qualche modo mi sono calmato, sicché torno al lavoro più facilmente di ieri, addirittura lavoro meccanicamente, e intanto posso tornare indietro nel grembo dei tempi, quando ero giovane, quando ogni sabato mi stiravo i pantaloni, mi lustravo le scarpe con la crema sulla suola ....

Praga 20 Novembre 2018 
 Letture da: Una solitudine troppo rumorosa (2006)



"Da trentacinque anni pigio i bottoni verde e rosso della mia pressa, da trentacinque anni però bevo anche brocche di birra, non certo per il bere, io ho orrore degli ubriachi, io bevo per aiutare il pensiero, per arrivare meglio al centro stesso dei testi, perché quello che io leggo non è né per divertimento né per far passare il tempo o addirittura per addormentarmi meglio, io, che vivo in un paese in cui quindici generazioni sanno leggere e scrivere, io bevo per poter non dormire mai più a causa della lettura, perché la lettura mi faccia venire il tremito, poiché io condivido con Hegel quell'opinione che un uomo nobile è poco un nobile e un criminale è poco un assassino". 

"Se io sapessi scrivere, scriverei un libro sulla maggiore felicità e sulla maggiore infelicità dell'uomo. Attraverso i libri e dai libri ho appreso che i cieli non sono umani e che un uomo che sa pensare, anche lui non è umano, non che non lo voglia, ma ciò contrasta col giusto modo di pensare. Sotto le mie mani e nella mia pressa meccanica periscono i libri preziosi e io non posso impedire che questo flusso e corso. Non sono nulla di più di un tenero macellaio. I libri mi hanno insegnato il gusto e la gioia della devastazione..."


"Pagai la birra, i tre rum e uscii nel vento della strada, così giunsi di nuovo a Karlak, l'orologio illuminato sul campanile della città nuova indicava un'ora inutile, non avevo fretta di andare da nessuna parte, ormai ero sospeso nello spazio, attraversai via Lazarska e voltai in una viuzza e aprii meditabondo la porta posteriore del nostro deposito, tasta con la mano la parete finché trovai l'interruttore, e quando accesi ero nel mio magazzino, dove per trentacinque anni ho pressato carta vecchia alla pressa meccanica"


Per le immagini di questi passi ringraziamo Mara Barbuni