16 maggio 2018

I quindicimila passi - GdL Leggere i Passi












Gruppo di Lettura Leggere i Passi (ex Libreria Morelli 1867)
libro del mese: 
I quindicimila passi
di Vitaliano Trevisan
a cura di Oreste Sabadin

martedì 22 maggio ore 19.00
presso la Casa con l'Arco
via Ca' Rezzonico, 16 Mirano (VE)

L'incontro è aperto a tutti 
Il luogo è privato, si prega di avvisare se intenzionati a partecipare, con un msg a orestesabadin@gmail.com

evento FB

pagina FB di Leggere i Passi

16 aprile 2018

Gruppo di Lettura "leggere i passi"





Il Gruppo di Lettura, dopo la chiusura della Libreria Morelli 1867 che lo ha sostenuto nei tre anni di apertura (da febbraio 2015 a marzo mar 2018), continua la sua attività e prende il nome del progetto Leggere i Passi.

 Potete seguire gli aggiornamenti qui sul blog e sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/leggereipassi/?ref=br_rs


Il prossimo incontro del Gruppo Leggere i Passi sarà martedì 17 Aprile alle ore 19.00 

Il libro del mese "La mia casa di campagna" di Giovanni Comisso 

A cura di Oreste Sabadin _ presso la Casa con l'Arco _via Ca' Rezzonico, 16 Mirano (VE)


link a evento FB: https://www.facebook.com/events/1991971517729334/


L'incontro è aperto a tutti 
Il luogo è privato, si prega di avvisare se intenzionati a partecipare, con un messaggio sg privato su FB pagina di Leggere i Passi oppure con mail orestesabadin@gmail.com

17 marzo 2018

8 DONNE 8 - IN VIAGGIO

Venerdì 9 Marzo, presso la sala Consiliare del Municipio di Camponogara, 8 donne del CAI di Dolo, nell'ambito della rassegna "Una Montagna di emozioni" hanno intrattenuto i tanti ospiti presenti con 8 passi letterari che hanno disegnato altezze, varcato confini lontani, e visitato le dimensioni del silenzio. La lettura è stata intervallata dall'esecuzione di una bravissima e giovane musicista, Giulia Rossato. 


Molti i luoghi esplorati, affascinanti, curiosi, difficili da raggiungere, sognati, desiderati. Per conoscerli non resta che leggere i romanzi che trovate nella sezione Autori e letture. Per le foto della serata guardate la sezione Galleria.


11 marzo 2018

Scaldiamo le gambe

Buona primavera a tutti, i sentieri conservano ancora tratti ghiacciati ma il terreno si sta aprendo ai primi germogli ed è dunque tempo di rinfrescare gli scarponcini e preparare il fiato per gli incontri di questo 2018 di "Leggere i passi".

I piedi organizzativi si stanno muovendo almeno in 3 direzioni e speriamo di riuscire  a portarvi con noi a passeggio nei luoghi di autori a noi molto cari.

Con la biblioteca di Tonezza stiamo organizzando un'uscita che si svolgerà probabilmente  a luglio e percorrerà il sentiero di Antonio Fogazzaro laddove troveremo le immagini descritte nel suo Piccolo mondo moderno che sarà oggetto di lettura del nostro gruppo.

http://www.tonezza.it/attivita/escursioni-trekking/sentiero-fogazzariano

Siamo poi in contatto con l'associazione ASSOCIAZIONE CULTURALE LUIGI MENEGHELLO  www.luigimeneghello.org per organizzare l'escursione ad Asiago sui luoghi dei Piccoli Maestri.

Per scaldarci a quote più basse stiamo verificando la possibilità di organizzare una passeggiata nelle terre di Comisso a Zero Branco

Come sapete la Libreria Morelli 1867, che ci ha ospitati e sostenuti per questi tre anni di attività, chiuderà il 31 marzo 2018. Il Gruppo di lettura proseguirà i suoi incontri in altre sedi e prenderà il nome del nostro progetto "Leggere i Passi". Seguiteci per avere informazioni. Gli incontri sono aperti a tutti.

Le librerie chiudono, le persone restano #noinonchiudiamo

Restate dunque in ascolto e preparate gli zaini. A presto! Micaela e Oreste





8 agosto 2017

PASSI STREGATI - ESTOUL (VAL D'AOSTA) SUI PASSI DI PAOLO COGNETTI

Scrive Thoureau: "Trovo sia salutare restare soli la maggior parte del tempo. La compagnia, anche delle persone migliori, risulta ben presto insopportabile e dispersiva. Amo stare da solo. Non ho mai trovato un compagno più intimo della solitudine... La compagnia di solito è cosa da poco. Ci incontriamo troppo spesso, senza avere il tempo di acquisire nuovo valore uno per l'altro... viviamo ammassati, ci intralciamo e inciampiamo uno nell'altro; e in questo modo perdiamo il rispetto reciproco..."


Passi stregati -21-23 Luglio 2017 
Passeggiata sui luoghi di Paolo Cognetti



 Letture da: Il ragazzo selvatico (2013)


... Ho trovato un larice spogliato dal fulmine a cui era successa una cosa molto strana. Un unico ramo vicino alla base era ancora in vita. Il fulmine aveva fatto male al tronco ma non al ramo che chissà come aveva cambiato direzione, cominciando a crescere in verticale, e ormai era quasi un secondo tronco.
Così adesso di quel vecchio larice ce n'erano due: uno bruciato e spoglio, l'altro pieno di gemme. Per le cose successe in questi giorni, prima ho pensato che il tronco nuovo potevo essere io, e il tronco vecchio mio padre. Poi invece ho pensato di essere tutt'e due i tronchi, quello vecchio e quello nuovo, e il fulmine era proprio la cosa che stavo aspettando, il fuoco che uccide il tuo vecchio io perché ne cresca uno nuovo. In questo caso mio padre era soltanto un altro larice del bosco. 


Le pietre del sentiero raccontavano ancora quella storia. Erano lisce e lucide e mi facevano pensare ai mercanti, ai soldati, ai contadini e ai muli che dovevano averle calpestate. Ormai vedevano più camosci che uomini. Il colle era fuori da tutte le rotte, circondato da montagne poco nobili per gli alpinisti e troppo impervie per i semplici camminatori. Il paesaggio era quanto di più selvaggio potessi desiderare: fatto di rocce rocce, creste nevai e piccoli laghi. Sullo spiazzo davanti al rifugio sventolava la bandiera italiana. Benché venisse sostituita ogni anno all'inizio di giugno, un po' alla volta durante l'estate la pioggia la consumava, così la lunghezza di quella bandiera fu la clessidra del mio tempo lassù. Quando arrivai il verde era quasi finito, se ne scorgeva appena una traccia sfilacciata nel vento. Quando me ne andai non restava che metà del bianco, un moncone di patria che rappresentava bene lo spirito del colle, il nostro vivere su un confine. 


28 luglio 2017

PASSEGGIATA ORESTE SABADIN - CASA CON L'ARCO

Casa
Casetta casina casettina casettona
Casotta casa rotta o casa rossa
Casella
Casaccia
Vado a caccia di casa
Ne adocchio una carina
Senza soffitto, senza cucina
Così a naso fa proprio al mio caso
E' fatta di pietra
Pietro si chiama il tipo che vende
Verde il prato si stende davanti
Tanti i fiori, forme e colori d'estate
Casa dolce casa mia per piccina che tu sia
In via dei sassi numero trenta nove
Se piove il tetto tiene
Viene l'inverno all'interno al caldo sto
Sto all'ombra dei rami in primavera
A leggere un libro
Una storia vera dove scorrono gli anni
Chi parla è una casa
Racconta se stessa nel tempo che passa


Epilogo Uscite 2017
Passeggiata alla casa con l'Arco di Oreste Sabadin
Letture da: Italo Calvino, Le città invisibili

Casa del tempo, di Roberto Piumini, Roberto Innocenti



Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar (letto da Elisa Breda)

13 giugno 2017

PASSEGGIATA RIGONI STERN - MONTE ORTIGARA

«E se per loro c'erano i confini a che cosa servivano se con gli aeroplani potevano passarci sopra? e se non c'erano confini in aria perché dovevano esserci sulla terra? E in questo "per loro" intendeva tutti quelli che i confini ritenevano cosa concreta o sacra; ma per lui e per quelli come lui, e non erano poi tanto pochi come potrebbe sembrare ma la maggioranza degli uomini, i confini non erano mai esistiti se non come guardie da pagare o gendarmi da evitare. Insomma se l'aria era libera e l'acqua era libera doveva essere libera anche la terra».

Quarta uscita - 4 giugno 2017 
Passeggiata sui luoghi di Mario Rigoni Stern

 Letture da: Storia di Tönle (1978)


«Dal margine del bosco, guardingo come un animale selvatico che aspetta l'imbrunire per uscire allo scoperto, guardava la sua contrada, e il paese laggiù, dentro lo slargo dei prati.  Il fumo odoroso della legna si scioglieva nel cielo rosa e violetto dove le cornacchie volavano a gruppi, chiamandosi.
La sua casa aveva un albero sul tetto: un ciliegio selvaggio. Il nocciolo dal quale era nato l'aveva posato lassù un tordo sassello tanti anni prima espellendolo in volo e l'umore di una primavera l'aveva fatto germogliare perché un suo avo, per difendere l'abitazione dalla pioggia e dalle nevi, aveva steso sopra la copertura altra paglia, sicché quella sotto era diventata humus e quasi zolla. Così il ciliegio era cresciuto.
Tönle Bintarn, guardando, ricordava che da ragazzo, dopo la mietitura della segale, si arrampicava dalla parte della stalla dove il grande tetto quasi si unisce al declivio del monte e a una a una piluccava tutte le piccole ciliegie dolcissime e nere prima che i merli e i tordi venissero a metterci  il becco: erano come il miele e per giorni la tintura del  loro succo gli restava sulle mani e attorno alla bocca, e l'acqua del Prunnele non riusciva a toglierla. Ma d'autunno il rosso pastello delle foglie si notava anche dalla cima del Moor, come un'orifiamma che ingentiliva e distingueva tra le altre la povera casa»



«Fu così che un suo lontano parente gli procurò un lavoro come giardiniere nel castello di hradcany, nella Malà Strana. Avrebbe potuto starsene lì a tempo pieno ... ma quando sui giardini e sui tetti di Praga scese la prima neve sentì impellente il bisogno di ritornare a casa. Non per niente nel nostro antico linguaggio Bintarn equivale a invernatore. E una grande nostalgia lo colse; la nostalgia di quel magro ciliegio selvatico sopra il tetto e di quello che era raccolto sotto i quattro spioventi di paglia: come c'erano delle forze che lo spingevano ad andare in primavera, così c'erano quelle che lo facevano ritornare alla fine dell'autunno: forze superiori a ogni volontà come l'avvicendarsi delle stagioni, le migrazioni degli uccelli, il sorgere ed il calare del sole, le fasi della luna».


«Quella del 1915 fu dalle nostre parti una primavera molto bella, la neve, con le piogge di marzo, si era sciolta molto in fretta, e pareva proprio che più di ogni altro anno passato la chiamata della primavera con suoni dei campani e i falò sullo Spilleche e sul Moor avesse svegliato in anticipo la vegetazione.  Appena la neve se ne fu andata per i mille ruscelli, tutti i prati si vestirono di bianchi crochi subito visitati dalle api, e a metà aprile i larici avevano fiorito con il canto dell'urogallo: ai primi di maggio misero la veste anche i faggi: un bel verde lucente che spiccava sul nero degli abeti; il ciliegio sul tetto era come un vezzo sui capelli di una fanciulla, o una nuvola fiorita: i petali si staccavano dai rami ancora nudi come leggere farfalle e si posavano dondolando sulla paglia che pur essa sembrava rinverdire».