16 aprile 2018

Gruppo di Lettura "leggere i passi"





Il Gruppo di Lettura, dopo la chiusura della Libreria Morelli 1867 che lo ha sostenuto nei tre anni di apertura (da febbraio 2015 a marzo mar 2018), continua la sua attività e prende il nome del progetto Leggere i Passi.

 Potete seguire gli aggiornamenti qui sul blog e sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/leggereipassi/?ref=br_rs


Il prossimo incontro del Gruppo Leggere i Passi sarà martedì 17 Aprile alle ore 19.00 

Il libro del mese "La mia casa di campagna" di Giovanni Comisso 

A cura di Oreste Sabadin _ presso la Casa con l'Arco _via Ca' Rezzonico, 16 Mirano (VE)


link a evento FB: https://www.facebook.com/events/1991971517729334/


L'incontro è aperto a tutti 
Il luogo è privato, si prega di avvisare se intenzionati a partecipare, con un messaggio sg privato su FB pagina di Leggere i Passi oppure con mail orestesabadin@gmail.com

17 marzo 2018

8 DONNE 8 - IN VIAGGIO

Venerdì 9 Marzo, presso la sala Consiliare del Municipio di Camponogara, 8 donne del CAI di Dolo, nell'ambito della rassegna "Una Montagna di emozioni" hanno intrattenuto i tanti ospiti presenti con 8 passi letterari che hanno disegnato altezze, varcato confini lontani, e visitato le dimensioni del silenzio. La lettura è stata intervallata dall'esecuzione di una bravissima e giovane musicista, Giulia Rossato. 


Molti i luoghi esplorati, affascinanti, curiosi, difficili da raggiungere, sognati, desiderati. Per conoscerli non resta che leggere i romanzi che trovate nella sezione Autori e letture. Per le foto della serata guardate la sezione Galleria.


11 marzo 2018

Scaldiamo le gambe

Buona primavera a tutti, i sentieri conservano ancora tratti ghiacciati ma il terreno si sta aprendo ai primi germogli ed è dunque tempo di rinfrescare gli scarponcini e preparare il fiato per gli incontri di questo 2018 di "Leggere i passi".

I piedi organizzativi si stanno muovendo almeno in 3 direzioni e speriamo di riuscire  a portarvi con noi a passeggio nei luoghi di autori a noi molto cari.

Con la biblioteca di Tonezza stiamo organizzando un'uscita che si svolgerà probabilmente  a luglio e percorrerà il sentiero di Antonio Fogazzaro laddove troveremo le immagini descritte nel suo Piccolo mondo moderno che sarà oggetto di lettura del nostro gruppo.

http://www.tonezza.it/attivita/escursioni-trekking/sentiero-fogazzariano

Siamo poi in contatto con l'associazione ASSOCIAZIONE CULTURALE LUIGI MENEGHELLO  www.luigimeneghello.org per organizzare l'escursione ad Asiago sui luoghi dei Piccoli Maestri.

Per scaldarci a quote più basse stiamo verificando la possibilità di organizzare una passeggiata nelle terre di Comisso a Zero Branco

Come sapete la Libreria Morelli 1867, che ci ha ospitati e sostenuti per questi tre anni di attività, chiuderà il 31 marzo 2018. Il Gruppo di lettura proseguirà i suoi incontri in altre sedi e prenderà il nome del nostro progetto "Leggere i Passi". Seguiteci per avere informazioni. Gli incontri sono aperti a tutti.

Le librerie chiudono, le persone restano #noinonchiudiamo

Restate dunque in ascolto e preparate gli zaini. A presto! Micaela e Oreste





8 agosto 2017

PASSI STREGATI - ESTOUL (VAL D'AOSTA) SUI PASSI DI PAOLO COGNETTI

Scrive Thoureau: "Trovo sia salutare restare soli la maggior parte del tempo. La compagnia, anche delle persone migliori, risulta ben presto insopportabile e dispersiva. Amo stare da solo. Non ho mai trovato un compagno più intimo della solitudine... La compagnia di solito è cosa da poco. Ci incontriamo troppo spesso, senza avere il tempo di acquisire nuovo valore uno per l'altro... viviamo ammassati, ci intralciamo e inciampiamo uno nell'altro; e in questo modo perdiamo il rispetto reciproco..."


Passi stregati -21-23 Luglio 2017 
Passeggiata sui luoghi di Paolo Cognetti



 Letture da: Il ragazzo selvatico (2013)


... Ho trovato un larice spogliato dal fulmine a cui era successa una cosa molto strana. Un unico ramo vicino alla base era ancora in vita. Il fulmine aveva fatto male al tronco ma non al ramo che chissà come aveva cambiato direzione, cominciando a crescere in verticale, e ormai era quasi un secondo tronco.
Così adesso di quel vecchio larice ce n'erano due: uno bruciato e spoglio, l'altro pieno di gemme. Per le cose successe in questi giorni, prima ho pensato che il tronco nuovo potevo essere io, e il tronco vecchio mio padre. Poi invece ho pensato di essere tutt'e due i tronchi, quello vecchio e quello nuovo, e il fulmine era proprio la cosa che stavo aspettando, il fuoco che uccide il tuo vecchio io perché ne cresca uno nuovo. In questo caso mio padre era soltanto un altro larice del bosco. 


Le pietre del sentiero raccontavano ancora quella storia. Erano lisce e lucide e mi facevano pensare ai mercanti, ai soldati, ai contadini e ai muli che dovevano averle calpestate. Ormai vedevano più camosci che uomini. Il colle era fuori da tutte le rotte, circondato da montagne poco nobili per gli alpinisti e troppo impervie per i semplici camminatori. Il paesaggio era quanto di più selvaggio potessi desiderare: fatto di rocce rocce, creste nevai e piccoli laghi. Sullo spiazzo davanti al rifugio sventolava la bandiera italiana. Benché venisse sostituita ogni anno all'inizio di giugno, un po' alla volta durante l'estate la pioggia la consumava, così la lunghezza di quella bandiera fu la clessidra del mio tempo lassù. Quando arrivai il verde era quasi finito, se ne scorgeva appena una traccia sfilacciata nel vento. Quando me ne andai non restava che metà del bianco, un moncone di patria che rappresentava bene lo spirito del colle, il nostro vivere su un confine. 


28 luglio 2017

PASSEGGIATA ORESTE SABADIN - CASA CON L'ARCO

Casa
Casetta casina casettina casettona
Casotta casa rotta o casa rossa
Casella
Casaccia
Vado a caccia di casa
Ne adocchio una carina
Senza soffitto, senza cucina
Così a naso fa proprio al mio caso
E' fatta di pietra
Pietro si chiama il tipo che vende
Verde il prato si stende davanti
Tanti i fiori, forme e colori d'estate
Casa dolce casa mia per piccina che tu sia
In via dei sassi numero trenta nove
Se piove il tetto tiene
Viene l'inverno all'interno al caldo sto
Sto all'ombra dei rami in primavera
A leggere un libro
Una storia vera dove scorrono gli anni
Chi parla è una casa
Racconta se stessa nel tempo che passa


Epilogo Uscite 2017
Passeggiata alla casa con l'Arco di Oreste Sabadin
Letture da: Italo Calvino, Le città invisibili

Casa del tempo, di Roberto Piumini, Roberto Innocenti



Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar (letto da Elisa Breda)

13 giugno 2017

PASSEGGIATA RIGONI STERN - MONTE ORTIGARA

«E se per loro c'erano i confini a che cosa servivano se con gli aeroplani potevano passarci sopra? e se non c'erano confini in aria perché dovevano esserci sulla terra? E in questo "per loro" intendeva tutti quelli che i confini ritenevano cosa concreta o sacra; ma per lui e per quelli come lui, e non erano poi tanto pochi come potrebbe sembrare ma la maggioranza degli uomini, i confini non erano mai esistiti se non come guardie da pagare o gendarmi da evitare. Insomma se l'aria era libera e l'acqua era libera doveva essere libera anche la terra».

Quarta uscita - 4 giugno 2017 
Passeggiata sui luoghi di Mario Rigoni Stern

 Letture da: Storia di Tönle (1978)


«Dal margine del bosco, guardingo come un animale selvatico che aspetta l'imbrunire per uscire allo scoperto, guardava la sua contrada, e il paese laggiù, dentro lo slargo dei prati.  Il fumo odoroso della legna si scioglieva nel cielo rosa e violetto dove le cornacchie volavano a gruppi, chiamandosi.
La sua casa aveva un albero sul tetto: un ciliegio selvaggio. Il nocciolo dal quale era nato l'aveva posato lassù un tordo sassello tanti anni prima espellendolo in volo e l'umore di una primavera l'aveva fatto germogliare perché un suo avo, per difendere l'abitazione dalla pioggia e dalle nevi, aveva steso sopra la copertura altra paglia, sicché quella sotto era diventata humus e quasi zolla. Così il ciliegio era cresciuto.
Tönle Bintarn, guardando, ricordava che da ragazzo, dopo la mietitura della segale, si arrampicava dalla parte della stalla dove il grande tetto quasi si unisce al declivio del monte e a una a una piluccava tutte le piccole ciliegie dolcissime e nere prima che i merli e i tordi venissero a metterci  il becco: erano come il miele e per giorni la tintura del  loro succo gli restava sulle mani e attorno alla bocca, e l'acqua del Prunnele non riusciva a toglierla. Ma d'autunno il rosso pastello delle foglie si notava anche dalla cima del Moor, come un'orifiamma che ingentiliva e distingueva tra le altre la povera casa»



«Fu così che un suo lontano parente gli procurò un lavoro come giardiniere nel castello di hradcany, nella Malà Strana. Avrebbe potuto starsene lì a tempo pieno ... ma quando sui giardini e sui tetti di Praga scese la prima neve sentì impellente il bisogno di ritornare a casa. Non per niente nel nostro antico linguaggio Bintarn equivale a invernatore. E una grande nostalgia lo colse; la nostalgia di quel magro ciliegio selvatico sopra il tetto e di quello che era raccolto sotto i quattro spioventi di paglia: come c'erano delle forze che lo spingevano ad andare in primavera, così c'erano quelle che lo facevano ritornare alla fine dell'autunno: forze superiori a ogni volontà come l'avvicendarsi delle stagioni, le migrazioni degli uccelli, il sorgere ed il calare del sole, le fasi della luna».


«Quella del 1915 fu dalle nostre parti una primavera molto bella, la neve, con le piogge di marzo, si era sciolta molto in fretta, e pareva proprio che più di ogni altro anno passato la chiamata della primavera con suoni dei campani e i falò sullo Spilleche e sul Moor avesse svegliato in anticipo la vegetazione.  Appena la neve se ne fu andata per i mille ruscelli, tutti i prati si vestirono di bianchi crochi subito visitati dalle api, e a metà aprile i larici avevano fiorito con il canto dell'urogallo: ai primi di maggio misero la veste anche i faggi: un bel verde lucente che spiccava sul nero degli abeti; il ciliegio sul tetto era come un vezzo sui capelli di una fanciulla, o una nuvola fiorita: i petali si staccavano dai rami ancora nudi come leggere farfalle e si posavano dondolando sulla paglia che pur essa sembrava rinverdire».



7 maggio 2017

PASSEGGIATA ZANZOTTO: ARQUÀ PETRARCA - PIANORO MOTTOLONE

«Muoversi, formicolare, stare negli Euganei e glissare di là in tutte le direzioni del cosmo, cogliere i possibili della tortuosità di una o dieci stradine su dieci diversi orizzonti e assaggiare la sana festosità e la pacatezza dei tanti olivi e dei tanti olii sufficienti ad alimentare per sempre lucerne interiori e fluidità di fantasie. E presto ci si trova invischiati dolcemente e acremente in successivi paradisi, accordati col corpo geologico e coi 30-35 milioni di anni che gli inarcano le spalle, col gregge indisciplinato dei colli-monti che finiscono per modularsi in labirinto» (da: Luoghi e Paesaggi, 1997)

Terza uscita - 6 Maggio 2017 
Passeggiata sui luoghi di Andrea Zanzotto 

 Letture da: Luoghi e Paesaggi di Andrea Zanzotto (2013)



Da IX Ecloghe, 1962 
Notificazione di presenza sui Colli Euganei 

Se la fede, la calma d’uno sguardo
come un nimbo, se spazi di serene
ore domando, mentre qui m’attardo
sul crinale che i passi miei sostiene,
se deprecando vado le catene
e il sortilegio annoso e il filtro e il dardo
onde per entro le più occulte vene
in opposti tormenti agghiaccio et ardo,
i vostri intimi fuochi e l’acque folli
di fervori e di geli avviso, o colli
in sì gran parte specchi a me conformi.
Ah, domata qual voi l’agra natura,
pari alla vostra il ciel mi dia ventura
e in armonie pur io possa compormi.

Da Luoghi e paesaggi (1997)
«Un giorno di grigia primavera ci si aggirava in auto lentamente entro la ressa delle figure tutte, pur se vagamente coniche, tondeggianti, quando ad una svolta ci si pararono davanti tre coni geometricamente perfetti, protesi, impeccabilmente appuntiti, di un colore lavico-cinereo da lasciarci di sale. Apparivano, "erano", quei coni, sicuri di una loro nobiltà garantita dai milioni di anni, noncuranti eppure alquanto subdoli, da figli dell'impossibile. "Ecco la Trimurti Euganea!": In Marco e in me si era annunciata simultaneamente questa folgorata, secca sorgente del divino, presente da sempre eppure solo in quel momento manifesta.  
Oreste Sabadin alla lettura 
Rimasti a lungo in contemplazione e vorrei dire in preghiera, decidemmo di ritornare con più calma e prestissimo sul luogo. Buttai giù uno schizzo approssimativo che rincorreva invano l'esattezza ripida e severa, la superbia sottile e capricciosa di quelle  entità. Ritornammo tante volte e non le rincontrammo più. Pareva che... ma no... si affacciavano somiglianze parziali, graffi di delusioni. Non restava che sperare in un altro tic degli dei. In realtà questi sono fenomeni che si formano continuamente in qualunque sito, specie tra i monti: vi interferiscono di continuo ore, luci, stagioni, minuzie che ci fanno desolatamente sentire come nulla vi sia di stabile, come tutto cambi anche se immoto, perché tutto è proiettato all'irraggiungibile in sé. E così avviene a maggior ragione per l'animo umano, i volti umani anche i più amati; tutti sono i soliti uno-nessuno-centomila, tutto era e sarà paesaggi diffratti e ricomposti a colpi d'ala o soffi più o meno ludici, più o meno carezzevoli o maligni. E Yves Bonnefoy torna a dirci che "i luoghi, come gli dei, sono i nostri sogni"».

Pianoro del Mottolone

Francesco Petrarca
da: Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta

Solo et pensoso i piú deserti campi 
vo mesurando a passi tardi et lenti, 
et gli occhi porto per fuggire intenti 
ove vestigio human l’arena stampi. 
Altro schermo non trovo che mi scampi 
dal manifesto accorger de le genti, 
perché negli atti d’alegrezza spenti 
di fuor si legge com’io dentro avampi: 
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge 
et fiumi et selve sappian di che tempre 
sia la mia vita, ch’è celata altrui. 
Ma pur sí aspre vie né sì selvagge 
cercar non so ch’Amor non venga sempre 
ragionando con meco, et io co’llui.


Giardino di casa Petrarca

Andrea Zanzotto 
 Da: Dietro il paesaggio 

Nel mio paese 

 Leggeri ormai sono i sogni,
da tutti amato
 con essi io sto nel mio paese,
mi sento goloso di zucchero;
al di là della piazza e della salvia rossa si ripara la pioggia
si sciolgono i rumori
ed il ridevole cordoglio
per cui temesti con tanta fantasia
questo errore del giorno
Campi di Rosmarino
e il suo nero d'innocuo serpente
 Del mio ritorno scintillano i vetri
ed i pomi di casa mia,
le colline sono per prime
al traguardo madido dei cieli,
tutta l'acqua d'oro è nel secchio
tutta la sabbia nel cortile
e fanno rime con le colline
 Di porta in porta si grida all'amore
nella dolce devastazione
 e il sole limpido sta chino
su un'altra pagina del vento.


Marotei, de matina bonora 

Grune de fen
che i par bar
color de fer
qua e là
pa’ i pra
Il Borgo di Arquà Petrarca
rasadi de rossada
stech e fii
de erbete
ingattiade strigade
deventade storte
deventade morte
deventade sgonfie
deventade stonfe
deventade deventade deventade


Da Idioma
Onde éla la Urora e i buzholà
e le caròbole e i sòrboi che la ghe vendéa
ai cèi par diese schei: che marcà
al festa, drio vespro, che i ghe féa!
Su'l fornelet sora'l balcon podà
intant la so zheneta la bojèa:
ma i tosatea un dì drento inte'l brodo
un zochet de morer i ghe 'vea mes
e ela col piron catando dur co l inpiréa:
"A che temp, la diséa, che son tiradi ades"                                  
                                                                                                   Foto di Rosa Anna Caprioli